Mi nutro spesso delle ipotesi sulla libertà
Che chiunque le adopera, che chiunque le sa
E m’accorgo fermamente ch’è vista con orgoglio
È purissima, lineare, ma sporcata da quell’olio
Ch’è denso, ch’è assai
E che ti macchia ovunque vai

Macchia d’orgoglio
Si crea nel posto in cui t’accorgi ch’è dove lei non c’è
La sacra idea, la moralità, laddove non c’è la cerchi proprio là
Libertà, con quell’accento sulla A
Si vuole far vedere, si vuole far sentire
E si crede che lei si voglia imporre
Ma in realtà lei non s’arroga, lei soccorre
E se vuoi che gli altri da te la ascoltino
Fai l’errore ch’è basilare per espanderne il confino
Poiché lei non ha delimitazioni
Lei non ha gabbie, non ha confini
E per spiegarla io stesso sto eseguendo uno strazio
La libertà va ascoltata nell’eco del silenzio

Eco silenzioso
Quando nel tuo gruppo tu solletichi le sue radici
E cerchi il modo d’argomentare come creare quel che dici
E usi i topic, e usi le linee guida
Anche s’è evidente che l’immateriale non vuol che accada
Come so quel che la libertà vuole?
Ognun di noi ha la propria, ch’è parte dell’errore
Poiché s’è mia è già così che ha un padrone
E quindi cosa voglio dire con questa poesia?
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