Ero nel letto, ed aprendo Netflix vidi che nella mia lista di film da vedere ce ne era uno nel quale avevo notato che il famoso protagonista compiva gli anni proprio quel giorno, e giudicai fosse Il curioso caso di Benjamin Button.
Il film della durata di 166 minuti, uscì nel 2008, tratto dall’omonimo libro di Fracis Scott Fizgerald con la regia di David Fincher, il protagonista Brad Pitt (Benjamin Button) accompagnato dalle attrici Cate Blanchett (Daisy Fuller) e in una piccola parte Julia Ormano (Caroline).
Fu candiato a tredici premi Oscar vincendone tre: Miglior Scenografia, Miglior Trucco, Migliori Effetti Speciali.
L’anziana signora Daisy è sul letto di ospedale in fin di vita, e racconta con flebile voce alla figlia Caroline di un orologiaio che nel 1918 era presente alla inaugurazione di una stazione ferroviaria, ed aveva costruito un enorme orologio nella stessa che vi presentò, ed all’attivazione le lancette andavano al contrario, e lui disse che andando a ritroso avrebbe riportato in vita tutti i caduti della guerra, tra i quali ci era anche suo figlio.
Caroline non comprende questo racconto, e Daisy le chiede di leggere il diario che le è di fianco scritto da Benjamin Button, che fu un suo conoscente in passato.

Cate adulta, ma giovane
Nel diario si sente la voce fuori campo che legge raccontando quel che fu, e parte con la nascita di Benjamin nell’ultimo giorno della prima guerra mondiale, e dopo averlo partorito la madre è in punto di morte e dice al ricco marito di curare e far crescere il figlio. Lui lo vede subito dopo il l’ultimo respiro della moglie e ne rimane scandalizzato. È un bimbo orribile agli occhi poiché ha la salute di un novantenne con artrosi, cartilagini ossificate e vari altri deficit. Sconvolto il padre lo prende in braccio e corre fuori abbandonandolo sulle scale di una casa di riposo.
Viene trovato dalla governante di colore Queenie che, nonostante sia deforme, sente sia suo compito farlo crescere, anche se alla prima visita il dottore le dice che il bimbo non potrà vivere a lungo.
Passa qualche anno e Benjamin cresce mano a mano perdendo lentissimamente gli acciacchi da vecchio, ed essendo in una casa di riposo, lui non sa di essere un bambino ma si sente come tutti gli altri anziani che lo circondano. Una sola cosa lo differenzia: la curiosità infantile, ed anche non potendo uscire dalla grande casa, cerca di studiare in lontananza tutto ciò che lo circonda, e la gira sulla sedia a rotelle nella quale, nonostante abbia meno di dieci anni, appare un vecchio senza memoria con l’udito malconcio.
Nel 1930 Benjamin compie 12 anni anche se ne dimostra più di 70, e tra gli anziani che lo circondano c’è la signora Fuller che gli presenta la nipote di sei anni Daisy, dalla quale rimane colpito dai suoi occhi azzurri. Con la ragazzina che viene spesso a trovare la signora, c’è grande complicità, e lei nota che Benjamin non è un vecchio come gli altri, lo sente come un suo amico.

Benjamin adolescente
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La casualità ha voluto che notassi questo film nella mia lista e decidessi di rivederlo proprio nel giorno (18/12/2019) del compleanno del 56enne Brad Pitt, e le casualità non esistono.
Come in tutti i film nei quali recita, lui da una prova eccellente dell’arte di attore, ed anche Cate Blanchett lo fa in simil maniera.

Cate balla
In questo film il tempo per il protagonista passa al contrario, per Cate invece rimane come per tutti noi, e si vede la tristezza della giovinezza che fugge inarrestabile. Lei interpreta una ragazza che sa di poter arrivare a tutto, con eccelse qualità fisico atletiche ed un fascino che richiama l’attenzione di tutti, ma gli anni passano. Per lui c’è l’acquisizione di maturità che passa dagli acciacchi anziani alla sempre più tonica fisicità.
Nel vederlo, le due corse contrarie stupiscono.
Verso il finale del film mi sono chiesto cos’ho fatto sinora nella mia vita, quali sono i risultati che ho raggiunto, quali gli obiettivi che mi sono dato, e so come sapevo prima, che c’è sempre tempo, è importante l’impegno.
Questa visione, come le altre che riescono ad emozionarti, mi ha fatto vivere quel che è nascosto non nella testa, ma nel mio cuore.
È bello specchiarsi nel tempo che hai vissuto guardando sempre avanti.
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